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Storia





Dalla Bibbia

Poi il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. "Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fa’ pure come hai detto". Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: "Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce". All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Genesi 18,1-8


L’Associazione “La Tenda di Abramo” è stata costituita nel 1990 da giovani e gruppi ecclesiali di Falconara attenti al fenomeno delle marginalità. Opera da più di 20 anni nell’ambito della problematica dei senza fissa dimora ed in questo periodo di attività ha ospitato più di 10.000 persone.

E’ regolarmente iscritta al registro regionale delle organizzazioni di volontariato (LR. 48/95 art. 3 com. 7). Collabora attivamente con la Caritas di Ancona-Osimo e rappresenta per quest’ultima il principale centro di prima accoglienza per senza fissa dimora ed extracomunitari.

L’Associazione “La Tenda di Abramo” attraverso lo svolgimento della sua attività si propone i seguenti obiettivi:
    (1) dare una risposta al bisogno di pronta accoglienza a persone, italiane e straniere, che si trovano in condizioni di estrema povertà e sono senza casa;
    (2) accompagnamento e sostegno degli ospiti della struttura nella ricerca di soluzioni abitative e/o lavorative;
    (3) formazione degli operatori volontari e sensibilizzazione della cittadinanza sui temi della solidarietà, della giustizia sociale e dell’interculturalità;
    (4) collaborazione con le altre realtà associative, con le Istituzioni e con i servizi sociali.
L’associazione non ha proprietà immobiliari, ma dal 1990 al 1998 ha gestito una casa di prima accoglienza a Falconara in via N.Bixio n.50 (appartamento di ca. 100 mq fornitoci da in comodato gratuito da un sostenitore dell’associazione).

Dal ’92, quando ci si è resi conto che questo intervento non era sufficiente, si è presa in affitto un piccolo appartamento a nella frazione di Castelferretti (capace di ospitare due persone per un massimo di due mesi) per offrire una seconda accoglienza agli utenti che lavorano, ma che non riescono a trovare un alloggio (difficoltà a prendere una casa in locazione sia per la diffidenza dei proprietari degli immobili, sia per la mancanza di soldi per versare anticipi).

In questi anni di servizio si è prestata attenzione ai senza fissa dimora, alle loro storie, si è cercato di captare quei segnali, quelle richieste di aiuto, a volte molto deboli o contraddittorie; si è capito che è importante esserci, anche quando tutto sembra inutile e forte è la sensazione di impotenza di fronte alle situazioni più complesse e drammatiche.
Dal ’94 al ’97 si è gestita una terza casa a Falconara (appartamento concesso in comodato gratuito) che veniva utilizzata per ospitare gratuitamente famiglie in difficoltà (profughi e immigrati).


Perchè il nome tenda di Abramo?
Prima di parlare della "Tenda di Abramo" bisogna fare una piccola riflessione su chi era Abramo:

Dio volle fare di Abramo il capostipite del popolo eletto, di un popolo interamente Suo che fosse: <> (Esodo 19,6); un Popolo dal quale sarebbe nato <> (Romani 1,3), il Figlio di Dio!

Quell'uomo doveva essere degno di questa scelta, doveva essere veramente grande. Dio vuole condurre Abramo ad una grandezza che non ha nulla a che fare con la grandezza secondo il mondo, anche se lo destina ad essere <> (Genesi 17,5).

La grandezza di Abramo doveva essere, prima di tutto, nella sua perfezione morale, nelle sue virtù, secondo quanto il Signore gli dirà: <> (Genesi 17,1).

Se il popolo, cui egli doveva dare origine, era chiamato ad essere il popolo di Dio era necessario che la grandezza del padre di quel popolo, fosse la santità.

La perfezione è il risultato di molte virtù.

Una virtù fondamentale per intraprendere "la via del Signore", è l'obbedienza, e l'obbedienza è la sorella dell'umiltà, l'umiltà è la verità.

Chi ama solo se stesso, tende a regolarsi secondo le sue proprie decisioni e a realizzarsi secondo la luce della sua sola volontà; in altre parole, sceglie in piena autonomia, ciò che ritiene essere il suo bene ed il suo solo vantaggio personale anche a scapito degli altri, della loro felicità.

Un virus di grandezza oggi accompagna molte persone, sia giovani che adulti, sia persone che hanno autorità sia chi non ce l' ha.

Il giusto rapporto dell'uomo con Dio, dovrebbe essere quello di chi apre le mani verso il datore d'ogni cosa, di chi gode dei Suoi beni, ma non cessa di riconoscerli come Suoi, e rimane in atteggiamento di umile richiesta di protezione, pieno di gratitudine e di amore per Dio. Questa è la verità dell'umiltà.

Abramo rinuncia a tutte le sue sicurezze terrene per affidarsi totalmente al Signore Suo Dio.

Abramo dovrà credere che tutto è possibile in Lui. E' questa fede che renderà Abramo docilissimo ad ogni iniziativa del Signore nella sua vita.

Abramo diverrà padre di tutti coloro che riusciranno ad avere una fede come la sua.

I vari episodi della vita di Abramo, (che noi troviamo nel 1° libro della Bibbia: la Genesi, dal capitolo 12° al capitolo 25°), ci rivelano la sua bontà, la sua carità vivissima, la sua capacità di soffrire fino all'inverosimile pur di fare la volontà del Signore.

Passiamo ora alla Tenda.

La Tenda era la dimora di chi era nomade, nell'oriente al tempo del nostro Padre Abramo. Tipico dei nomadi era l'accoglienza, l'ospitalità e ogni ospite che veniva accolto nella tenda veniva chiamato "adonai" cioè Signore. Abramo accolse con questo titolo proprio il Signore con due angeli.

Per comprendere meglio questo incontro ho trovato, leggendo un midrash, quanto segue (i capitoli della Genesi sono il 17° e il 18°): "Passato lo YOM KIPPUR, il terzo giorno della circoncisione, Abramo uscì dalla tenda. Sentiva ancora nella sua carne il dolore della circoncisione, ma non voleva lasciar passare i viandanti senza offrire loro ospitalità come soleva fare abitualmente. La sua grande tenda era sempre aperta, nelle quattro direzioni, affinché, da qualsiasi parte arrivassero i viaggiatori, se erano stanchi o avevano fame potessero essere accolti e accuditi immediatamente." (1).

"Non dimenticare l'ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo" (Ebrei 13,2).

"Stava, Abramo, seduto sull'ombra della quercia, quando all'improvviso, alzando gli occhi, vide tre uomini che stavano in piedi davanti a lui. Appena li vide, corse loro incontro, tutto felice, anche se nel correre si acuiva il dolore. Ma senza pensare a sé, si inchinò fino a terra e disse: - Oh Signore mio, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Vi porterò un po' d'acqua e vi laverete i piedi e riposerete un poco, sdraiati all'ombra della quercia. Io, intanto, andrò a prepararvi un boccone di pane, e così vi rimetterete in forze. Poi proseguirete poiché non per caso siete passati oggi davanti alla mia tenda" (2).

Benedetto il nostro padre Abramo che promette poco e dà molto!

Promette un boccone e prepara un banchetto. L'assenso al cui invito da parte dei suoi ospiti gli mise le ali ai piedi e la gioia nel cuore. Anche a noi oggi l'ospitalità di chi è senza fissa dimora e bussa alla nostra casa di accoglienza ci deve stimolare, per crescere nel servizio. Credenti e non credenti che svolgono volontariato nella nostra associazione devono comunicare la gioia di chi accoglie come ci insegna Abramo, senza paure, anche quando le difficoltà possono portare alla stanchezza. Nel cuore tuttavia rimane sempre la serenità e la gioia.

Don Francesco

(1-2) AA.VV. Abramo il Credente, Ed. Grafite, Napoli 1998, pagg. 62-63.









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Pubblicato su: 2006-09-27 (3768 letture)

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