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Uomini dell'utopia
del non luogo,
che non si sono arresi
alle cose così come sono,
ma che lottano ancora
per le cose
così come dovrebbero essere
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La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa
la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo
interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode.
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La nostra squadra di calcetto
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Riflessioni sui vent’anni
Postato il Venerdì, 29 gennaio @ W. Europe Standard Time di carlog |
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Ho accolto con entusiasmo i festeggiamenti per questi 20 anni della
Tenda, realtà che anche per me è stata ed è fonte di crescita, di
incontro, e di “messa in discussione”. Ho seguito anche se un po’ da lontano i primi passi della nascita, anche
se non sono diventato subito volontario perchè a quei tempi già molto
preso dalle attività a Castelferretti.
La “campagna acquisti” fatta (mi sembra) soprattutto da Franco Giacometti, ma anche da Massimo Duca ed altri amici, mi ha portato a fare un turno di notte al mese. A quei tempi c’era ancora l’obiettore, addosso al quale gravava gran parte del peso della conduzione della struttura. La prima impressione è stata il toccare con mano una serie di cose fino ad allora vissute solo di sfuggita, o tramite il filtro dei mass-media. Nel tempo mi viene sempre da dire a tutti: se vuoi capire chi è lo straniero, o l’italiano che ha una vita totalmente diversa dalla tua qui lo puoi incontrare. Questa cosa mi ha spinto a cercare sempre, in diversi campi, di farmi una conoscenza delle situazioni il più possibile alla fonte, prima di formulare un giudizio. Una telecamera inquadra quello che all’ operatore o al suo datore di lavoro interessa, non ti permette di vedere e sentire a 360 gradi. Nel leggere con attenzione il libro sono riemersi anche a me tanti ricordi. La vecchia casa con le stanze strapiene di letti, gli odori dei cibi e delle persone, le chiacchierate con alcuni, a volte mettendo alla prova il mio scarso inglese o francese; una sera d’ inverno i carabinieri ci consegnano un uomo robusto con cappello e impermeabile, sul quale aveva appuntate una miriade di spillette, medagliette, catenelle.
Dalla carta d’ identità si comprese che veniva dalle parti di Civitanova Marche, ma aveva bevuto un po’, era infreddolito e non riusciva a dire una parola. I posti erano tutti occupati ma si addormentò sul divano e se ne andò in silenzio la mattina dopo. In un’ altra occasione io ed un altro volontario subimmo le ire di un paio di ospiti prepotenti. In seguito si apprese che uno era pluripregiudicato, ma la cosa trovò comunque una soluzione. Gli ospiti, (ognuno per il suo motivo) ce l’hanno con il mondo, e il volontario che hanno di fronte, anche se li aiuta, finisce x diventare il rappresentante di quel mondo. Riuscire a gestire la Tenda senza gli obiettori sembrava impossibile, invece è stato fatto. Ho condiviso pochissimi degli sforzi fatti per aprire la nuova sede ma ricordo come fosse ora la missione al centro di Ancona per prelevare i pesantissimi pezzi della cucina. Nel tempo mi sono reso disponibile per fare anche l’accoglienza, occasione di maggiore contatto con gli ospiti e di vita nella Tenda. Per comodità, quando è possibile, li faccio uniti, per la “gioia” di qualche ospite che attende il cambio di turno per rinnovare le richieste di indumenti, di permessi per brevi uscite (non concesse!) e oggetti vari. Va rilevato che negli anni sono stati tanti gli sforzi fatti per rendere la Tenda accogliente sia per gli ospiti che per i volontari e per assicurare comportamenti più uniformi possibili. Ancora tanti incontri memorabili con ospiti di ogni tipo ( la romagnola sempre incinta, il siciliano che portò in giardino la sua Harley Davidson, Lo straniero adottato che era voluto tornare a visitare il suo paese d’ origine, ecc.), con un po’ di amarezza quando si rivede qualcuno di questi bussare di nuovo alla Tenda. Nel tempo dai volontari più esperti ho appreso che il linguaggio con cui ci si relaziona è fatto di parole e di gesti. Forse anche il modo di vestire crea più o meno sintonia, e io non me la sento di andare a fare accoglienza in giacca e cravatta. Un altro gesto per abbattere la divisione tra ospiti e volontari è sicuramente lo stare a cena con loro. E’ importante anche cercare l’ armonia con gli stessi volontari, cercando di far esprimere la sensibilità di ognuno, di essere accoglienti con i nuovi arrivati, di arrivare insieme a fare delle scelte. La breve esperienza nel consiglio di amministrazione mi ha fatto conoscere ancora meglio il funzionamento della tenda, i rapporti con le istituzioni, ma solo ora con la lettura del libro ho compreso meglio anche l’importanza del lavoro di rete. Delle associazioni di cui faccio parte la Tenda è sicuramente la più ammirevole per la ricerca del rispetto del proprio Statuto, la puntuale convocazione dell’ Assemblea dei Soci, il periodico rinnovo delle Cariche sociali, l’annuale presentazione del Bilancio, che dal 2003 è stato anche affiancato dal Bilancio Sociale. Oltre alla “struttura” permane l’attualità dell’ esperienza della Tenda, in una società sempre più multietnica e multiculturale. Sulla porta di una chiesa della nostra provincia ho letto : “Se non aprirete in tempo le vostre porte verranno sfondate”. Per concludere mi risuona alla mente una canzone di Jovanotti : Voglio trovar casa…Ma casa dov’ è ?!? La Casa è dove posso trovar Pace… con Te ! Castelferretti, 21 gennaio 2009 - Sergio Badialetti
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