Passaparola aprile 2015

25 anni della Tenda di Abramo
Il Servizio Civile Nazionale
Grazie Tenda per avermi accolto!
Gestione dei turni
Il coraggio di essere giovani nel 2015
5 per mille alla Tenda

25 anni della Tenda di Abramo

Il 28 febbraio abbiamo festeggiato i 25 anni della Tenda di Abramo in una serata conviviale, ricordando insieme la lunga strada percorsa dall’Associazione. Eravamo circa 200 persone tra volontari attualmente in servizio, ex volontari e amici-sostenitori della Tenda.
1000 sono i volontari che si sono succeduti negli anni come in una staffetta, passandosi il testimone.
11.400 le accoglienze svolte dalla nostra struttura, una struttura che da 25 anni accoglie chiunque bussa alla sua porta, ospite e volontario, con l’obiettivo di prendersi cura della Persona affinché il suo sogno e la sua anima si esprimano al meglio e in libertà.
Un laboratorio educativo in cui si può riscoprire la propria umanità, grazie ai nostri ospiti che con le loro testimonianze ci riportano ad una autentica realtà. Ci aiutano ad apprezzare le cose essenziali della vita, dando valore ad ogni gesto che viene loro rivolto.
Un forte spirito di squadra caratterizzato da un attenta distribuzione di compiti, responsabilità e sostegno reciproco che fa crescere il senso di partecipazione nell’occuparsi del bene del territorio.
Come consiglio direttivo ci sembrava importante celebrare anche questo anniversario, dopo quello dei 20 anni, e abbiamo deciso di festeggiarlo con questa serata insieme in cui abbiamo tentato di contattare tutte le persone che dall’inizio, 1990, ad oggi hanno partecipato e contribuito alla nascita e alla crescita della Tenda di Abramo e aprire l’invito a tutti indistintamente perché l’esperienza della Tenda va donata.
Vogliamo ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato nell’organizzazione di questa serata, dai volontari extra-consiglio, al cuoco Marco Passini, che ha messo a servizio la sua professionalità, e ai suoi collaboratori. Un grazie anche alla “Frala Soul Band” che ha concluso la serata facendoci ballare e cantare.
I festeggiamenti per i 25 anni non finiscono qui ma continueranno fino a maggio con il ciclo di conferenze “Vivere il presente con coraggio”, avviato lo scorso ottobre con la presentazione della veglia “Rischiamo il coraggio” con don Luigi Verdi della Fraternità di Romena (Provincia di Arezzo). A seguire c’è stato l’incontro “Ripartire da zero, ripartire insieme” tenuto dal prof. Roberto Mancini, mentre il 20 marzo abbiamo conosciuto Don Angelo Cupini, della Comunità di via Gaggio di Lecco, che ci ha parlato del“Coraggio di Essere Giovani nel 2015”, facendo riflessione sul mondo giovanile nell’attuale contesto storico-sociale.
Il percorso proseguirà con Wolfgang Fasser, Custode di Quorle: la seconda casa della Fraternità di Romena, in cui lo spazio è più intimo, più raccolto, dove la voce che più si sente è quella della natura, dove è possibile vivere nella semplicità, ritrovando le radici della bellezza della vita. Titolo dell’incontro sarà

”L’essenziale è invisibile agli occhi
(vedere con l’anima)”,

una riflessione sul nostro cammino personale nella realtà che stiamo vivendo
L’incontro si terrà il 16 Aprile alle ore 21.15
presso la parrocchia San Giuseppe
Infine, tra maggio e giugno, la Tenda sta organizzando una serata musicale con brani scelti sul tema del “Coraggio”.
Questa rassegna vuole essere un percorso che ha l’obiettivo di scuotere le nostre vite facendoci “specchiare” in esse e, di riflesso, animare il territorio in cui abitiamo in questo difficile momento storico.
Ancora non sappiamo a che risultati concreti ci porterà, quel che sappiamo è che questi eventi ci permettono di incontrarci, confrontarci e riflettere su noi e sul benessere sociale.
A noi piace pensare a questo percorso come ad un sasso che, cadendo nel lago, genera cerchi concentrici sempre più grandi.

Il Servizio Civile Nazionale

E’ aperto il bando di Servizio Civile con la Caritas di Ancona-Osimo. Le domande di iscrizione vanno presentate entro il 16 aprile alle ore 14.00. La Tenda di Abramo è disponibile ad accogliere un ragazzo/a di età tra i 18 e i 28 anni. Il progetto prevede circa 30 ore di servizio settimanale, comprensive di momenti formativi e di confronto con operatori e ragazzi che vivono la stessa esperienza in strutture simili del nostro territorio, da svolgere presso l’associazione per 12 mesi con un compenso economico di circa 433€ al mese. Una bellissima occasione di crescita e di formazione personale e di incontro per conoscere tanti volti che ti accompagneranno nel tuo percorso senza mai farti sentire solo/a
Per ulteriori info contattare Erika o inviare una mail a info@tendadiabramo.it

Grazie Tenda per avermi accolto!

Sono entrata in Tenda per caso. O forse no, sono entrata con l’idea e la voglia di aiutare gli altri, sono entrata un po’ stanca dei pregiudizi della gente, con la voglia di oppormi concretamente alle parole violente dei media, di amici e conoscenti a cui spesso non sai rispondere, ma che ti fanno arrabbiare, perché sai che non sono loro a parlare, ma la paura.
Sono entrata in Tenda senza chiedermi chi fossero gli altri, senza pormi tante domande, forse anche per misurarmi, per dimostrare qualcosa a me stessa, per confrontarmi con gli altri, con la mia professione, per cercare nuove esperienze professionali, nuovi stimoli, per crescere professionalmente. E ho trovato altro.
Non ho ancora un’idea precisa di cosa ho trovato in Tenda, sono ancora in cammino, ho incontrato persone, storie, amici, condiviso riflessioni, emozioni forti e bellissimi momenti di vita quotidiana, di certo ho trovato tante domande e poche risposte. Una tra le tante, ma credo la più importante, è “Perché ho scelto questa professione? ”. Si in Tenda ho trovato questo: ora sono in cammino per trovare la risposta.
Ma è stato bello pormi finalmente delle domande, mettermi in discussione, notare come ci si sente a mettersi in discussione, a mostrarsi insicuri e fragili, a scoprire di avere altri limiti oltre a quelli conosciuti, altre paure e altri bisogni, di essere altro, di scoprire di averli anche tu quei pregiudizi, scoprire che se non sei vicino a te stesso, non puoi stare vicino agli altri, non puoi aiutare.
L’altro in Tenda, il volontario, l’ospite, il professionista, è stato per me uno specchio che mi ha spinto a guardare più in profondità, oltre dell’immagine che avevo di me.
L’altro mi ha aiutato a capire che il diverso a volte sta dentro di noi, che bisogna scoprirlo, scoprire parti nascoste di noi, con coraggio, perché se non si accoglie se stessi, non si accoglie e la Tenda prima di tutto fa questo accoglie.
Sara

Gestione dei turni

Per rendere l’organizzazione dei turni più semplice, vi ricordiamo che
1) se non potete coprire il turno che vi è stato assegnato, sta a voi cercare un sostituto scambiando il vostro turno mensile con quello di un altro volontario. I referenti giornalieri e i coordinatori svolgono solo lavoro di riferimento e di supporto, soprattutto per i nuovi volontari. Ai referenti giornalieri va comunque comunicata la variazione del turno. In tenda troverete la rubrica telefonica dei volontari per contattare i vostri possibili sostituti. Questo cambiamento ci aiuterà nel prevenire eventuali mancanze di volontari nei turni, perché le assenze dell’ultimo minuto rendono molto più difficile l’organizzazione e lo svolgimento del servizio.
2)Del coordinamento dei turni si occuperanno:
– Pietro Talevi per i turni di notte
– Francesco Re per i turni di accoglienza
– Giovanni Paolozzi per i turni di cucina e pulizia
Saranno di supporto ai referenti giornalieri nel prezioso e delicato lavoro di gestione dei turni.

Il coraggio di essere giovani nel 2015

Una riflessione sul mondo giovanile nell’attuale contesto storico-sociale
Angelo Cupini / Comunità di via Gaggio (Lecco) angelo@comunitagaggio.it
Falconara 20 marzo 2015

Sono grato all’associazione la Tenda di Abramo per l’invito a riflettere e comunicare sul coraggio di essere giovani oggi e per il colloquio che abbiamo avuto prima dell’incontro.
Mi fanno riflettere alcuni elementi che annoto per me:
la tenda di Abramo è un’associazione di volontariato che da 25 anni accoglie gratuitamente persone in cerca di alloggio. Offre la cena, il letto, la doccia, la colazione; poi ognuno riprende la propria strada. Gli oltre 200 soci hanno lo sguardo di Abramo: scorgere chi passa, offrire ospitalità e cibo, familiarmente, assisterli nel districarsi del cammino della vita.
E’ un pezzo di città che si allena e passa il testimone a generazioni più giovani. E’ educazione dello sguardo per riconoscere, del cuore per commuoversi, delle braccia per servire, di tutta la persona per stare.
Ho collegato la mia provenienza da una casa che abbiamo chiamata sul pozzo, raccogliendo in questa dicitura il bisogno, il desiderio, il movimento verso l’acqua e verso l’altro; il tessere sotto la traccia della domanda parole più radicali e personali: “se tu conoscessi colui che ti dice dammi da bere…”.
Ho pensato di aprire la riflessione con la proiezione di 11’ di un video girato un anno fa in questa casa; è una specie di biglietto da visita sul senso del fare le cose. Il video è possibile rivederlo in www.comunitagaggio.it video online La Casa sul Pozzo a cura di Carlo Limonta.
Riporto qui il testo di commento del film.
Quante volte nasciamo nella vita ?
Un poeta, R. M. Rilke ha scritto: nasciamo, per così dire, provvisoriamente da qualche parte; soltanto poco a poco andiamo componendo in noi il luogo della nostra origine, per nascervi dopo, e ogni giorno più definitivamente.
La Casa sul Pozzo, in corso Bergamo 69 a Lecco, è una casa dove ci si attrezza e si impara a nascere a una nuova storia, a un nuovo territorio, a una nuova cittadinanza.
Abbiamo chiamato questo itinerario Crossing .
Nella Casa sul Pozzo ognuno cessa di essere estraneo all’altro; i nomi di origine, le religioni professate non diventano muri di separazione ma condizioni che permettono di affacciarsi sui vissuti reciproci.
La Casa ospita un centinaio di adolescenti e giovani di circa 30 Paesi del mondo, ed offre una visione spirituale e politica alla città; i due elementi giocano insieme, sono inscindibili, si sostengono e si guardano: spiritualità e politica.
La Casa, un antico fienile lombardo della fine del 600, è stata realizzata dall’associazione Comunità di Via Gaggio, nella quale sono presenti due missionari clarettiani.
Ma perché tutto questo ?
Perché ci siamo accorti, all’inizio del 2000, che il fenomeno immigratorio dei giovani si stava triplicando nei numeri, e apriva processi seri di accoglienza e di inserimento.
L’associazione ha deciso di realizzare la Casa e di dedicare anni all’accompagnamento di questi giovani sollecitati da una questione posta in questi termini: se non ci si prende cura di loro cosa sarà di loro e del territorio dove risiedono ?
Il Cardinale Martini nel 2005 aveva detto che La sfida più urgente della nostra civiltà era quella di imparare a convivere come diversi pur condividendo lo stesso territorio geografico e sociale e imparare a convivere senza distruggerci, (uno dei grandi simboli di distruzione in Europa è stata la città di Sarajevo), senza ghettizzarci, senza disprezzarci, o guardarci in cagnesco e neanche senza solo tollerarci; ma dobbiamo fare di più: vivificarci e fermentarci a vicenda, anche senza parlare di evangelizzazione o conversione, così che ognuno sia aiutato a rispondere di fronte a Dio della propria chiamata; sia musulmano, sia hindù, sia cristiano cattolico, sia protestante, sia ortodosso.- Rispondere di fronte a Dio, alla propria chiamata. Questo è molto difficile, concludeva Carlo Maria, forse il problema principale della società di oggi e di domani.
Perché continuiamo a farlo tutti i giorni ?
Tutti gli incontri sono preziosi e devono essere “politici”, cioè capaci di aprire cammini di cambiamento. Gli abitanti de la Casa sul Pozzo sono chiamati ad essere pellegrini dentro l’esperienza di spiritualità degli uomini (Pannikar).
La Casa non è il punto di arrivo ma un’esperienza intermedia, una stazione; indica un divenire, che è più importante di quanto abbiamo vissuto e di come l’abbiamo capita.
Ai giovani e a quanti la frequentano e a quelli che saranno dopo di noi la comunicazione non è tanto legata a quel che abbiamo fatto, un bene deteriorabile, ma il segreto del perché lo abbiamo fatto.
Cosa abbiamo fatto ?
In questa casa si può narrare la propria storia e ascoltare quella degli altri.
In questa casa si può imparare a mettere insieme terra (a volte generosa o atroce) e cielo (desideri, progetti, sperimentazioni).
In questa casa gli adolescenti e i giovani non sono oggetto dell’attenzione degli adulti mas soggetti che stanno sperimentando le parole personali da dire con la vita.
Questa casa è sempre aperta perché sperimenta la fiducia offerta da quanti vi entrano e vuole corrispondere con altrettanta apertura.
Le occasioni
Nascono dalla vita e bisogna lasciarsi interrogare sempre:
per esempio i drammatici naufragi a Lampedusa ci hanno chiesto di convertire i numeri dei morti in nomi. Le tragedie del mare ci hanno fatto chiamare i cittadini lecchesi a lanciare fiori dai ponti sul lago o a dare la propria impronta nel tempo della caccia ai rom.
L’operazione piombo fuso sulla striscia di Gaza ci ha toccato profondamente e abbiamo deposto sulla neve vestitini, giocattoli, libri tolti alla vita dei bambini troncati nel loro futuro.
Alla scuola di Gandhi, King, Mandela, Capitini, don Milani, don Tonino Bello e di tanti altri operatori di pace abbiamo camminato in molte città italiane con migliaia di altre persone condividendo la strada, i problemi, le utopie. Spesso esprimendoci con l’obiezione di coscienza, dichiarando non in mio nome anche di fronte ai gravi fenomeni mafiosi.
Su questi stiamo intervenendo sistematicamente con un approccio educativo rivolto ai giovani attraverso l’utilizzo di beni confiscati alla mafia, le animazioni in piazza, i
campi di lavoro nei beni confiscati, i campi della cittadinanza.
Costituire la pace
E’ impegno e ricerca quotidiana, inventando e sperimentando forme di solidarietà e di innovazione sul tema del baratto per ridurre i consumi e gli sprechi nell’abbigliamento, organizzando mercatini che funzionano con ecomonete;
attivare percorsi per ridurre l’invasività dei mezzi di trasporto offrendo l’alternativa della bicicletta con un servizio di riparazione e di noleggio, educando al risparmio energetico;
per le donne e i bambini si sono aperti percorsi sistematici per offrire occasioni di dialogo e di emancipazione;
un pane “biblico” quello di Ezechiele è stato recuperato e cotto e messo in circuito nei festival dei paesi mediterranei.
Un lavoro di formazione attraverso stage formativi, pubblicazioni, corsi e approfondimenti sostengono operatori e territori.
La Casa sul pozzo è una parabola
Le parabole sembrano sempre al confine tra la realtà e la fiaba: rendono visibili e radicano nella memoria, con l’immediatezza e la verità dei personaggi che ne sono i protagonisti, il fascino, la nostalgia, ma insieme il senso di vicinanza, normalità di ciò che dovrebbe essere: nello stesso tempo danno la misura della distanza tra ciò che raccontano e l’esperienza-opacità nella cronaca.
Le parabole non hanno concetti da spiegare, né dottrine da insegnare, o cui obbedire: propongono di entrare nel loro racconto: obbligano a scegliere, tra i personaggi che le abitano, perché sono come noi.
La Casa sul Pozzo è abitata da adulti e giovani, da bambini e donne, da credenti di varie esperienze. Racconta un tempo di transizione verso un inedito carico di mistero e di attrattiva; cosa saremo tutti fra dieci anni ? cosa sarà diventata la nostra città/territorio ? e il mondo ?
Noi dobbiamo restare presenti in questo tempo di transizione e di attesa, che è la nostra storia. E’ un tempo importante: silenzioso perché parla la quotidianità, di solitudine perché qualcuno manca alla tavola comune, di mistero perché dobbiamo riscoprire chi siamo; è un tempo di solidarietà perché ci riuniamo in cerchio intorno a qualcuno e a qualcosa. Nella Casa il pittore clarettiano Mino Cerezo, uno dei suoi preziosi abitanti, ha tracciato segni e offerto colori che trovano parola nel diario di Etty Hillesum:
“ L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi , e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprire loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire”.
Il coraggio dei giovani si misura con quello degli adulti; è una energia per la trasformazione. In questi appunti ho raccolto delle cose dette il 20 sera e altre non dette; spesso sono citazioni di pensieri che maturano nell’ambito delle comunità e che diventano patrimonio e sapienza comune.
Desidero che il vostro lavoro cresca e si consolidi sempre più nella vostra città territorio. Grazie.

5 per mille alla Tenda

Se sei interessato a destinare il tuo 5×1000 dell’IRPEF al sostegno del servizio alle Persone Senza Dimora offerto dalla nostra associazione, ci sono tre modi diversi di farlo. Puoi:
– compilare un’apposita scheda se non denunci alcun reddito;
– oppure se fai il modello 730, compilare anche il modulo 730bis;
– oppure, quando consegnerai il modello UNICO, devi scriverlo nel frontespizio vicino alle informazioni sulla destinazione dell’8 per mille.
Prendi i documenti che ti servono e annota questi dati; occorre
1.firmare in corrispondenza della dicitura “Sostegno delle organizzazioni non lucrative”
2.scrivere il codice fiscale della Tenda: 93023980423
Chiediamo a tutti di diffondere quanto più possibile l’iniziativa, e di fornire a quelli che conosciamo (parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro) il nostro codice fiscale. Se il cittadino non esprime alcuna preferenza, il 5 per mille resterà allo Stato.
Nella sezione documenti/sensibilizzazione del nostro sito www.tendadiabramo.it trovi un volantino che puoi fotocopiare e distribuire a chi vuoi.

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