Passaparola giugno 2020

Quale futuro per l’accoglienza nelle Marche?

Scriviamo in qualità di soggetti che da anni si occupano della gestione di case di accoglienza per persone senza dimora, collocate nel territorio della Regione Marche.

I nostri inquadramenti giuridici e le tipologie organizzative sono variegati: Cooperative, Caritas Diocesane, Organizzazioni di Volontariato, Enti Religiosi, ecc … Ci accomuna l’esperienza di accoglienza a favore di coloro che bussano alle nostre porte.

In queste settimane di emergenza sanitaria siamo rimasti in contatto. Se possibile, anzi, abbiamo avuto modo di intensificare il confronto fra le nostre diverse realtà e sulle modalità di affrontare i nuovi scenari.

Si è avuto modo di constatare che agli stessi problemi (garantire sicurezza agli ospiti e soprattutto soluzioni alloggiative per chi era “rimasto fuori”) le risposte dei soggetti con i quali ci si è relazionati nei territori di riferimento, non sono state del tutto omogenee.

Riteniamo opportuno sintetizzare la situazione attuale, magari non rendendo giustizia alla complessità dei fatti, ma almeno condividendo gli elementi essenziali di cui si è discusso e le necessità che ci accomunano dopo esserci confrontati.  Pensiamo che sia utile sia per le realtà di accoglienza che cercano di “ripartire” dopo la lunga sospensione dell’attività, sia per coloro che non hanno potuto mantenere aperte le strutture, ma necessitano di “rilanciarle” in un contesto quanto più possibile delineato, di confronto e di reciproco sostegno.

Tutto questo per coniugare la sicurezza degli operatori, dei volontari e degli ospiti, fornendo un servizio a vantaggio di tutto il territorio. Senza dimenticare, infine, le persone che dopotutto si trovano ancora per strada.

Scenario di riferimento:

  • da febbraio o primissimi giorni di marzo, tutte le strutture di accoglienza della nostra regione hanno “congelato” gli ingressi di nuovi ospiti e, come anticipato in premessa, molte si sono viste costrette a sospendere o ridurre fortemente l’attività per l’impossibilità di garantire il proprio servizio, in particolare quelle realtà che si basano sull’attività dei volontari;
  • tutte le strutture di accoglienza hanno modificato radicalmente i regolamenti interni, passando da una gestione di cosiddetta “prima accoglienza”, con una rotazione degli ospiti anche di soli pochi giorni, ad una presenza costante delle medesime persone già accolte alla data di inizio emergenza sanitaria, con la prescrizione, valida per tutti i cittadini, di restare tutto il giorno all’interno delle case;
  • il governo ha demandato agli enti locali (Comuni e Ambiti Territoriali in particolare) il coordinamento degli interventi a favore delle persone senza dimora. Constatiamo che tali obiettivi non sono riusciti a trovare dappertutto concretezza e uniformità e, purtroppo, sono state molteplici le segnalazioni di persone che non hanno mai avuto un luogo dove poter stare durante questa emergenza sanitaria;
  • negli ultimissimi giorni registriamo un progressivo e generalizzato aumento di richieste di nuovi ingressi nelle strutture di accoglienza che, però, a tutt’oggi non possono essere soddisfatte se non per sporadiche situazioni, “garantite” dal punto di vista sanitario;
  • in alcune realtà si è provveduto ad ospitare le persone, per tutte queste settimane e mesi, in strutture alloggiative a pagamento (alberghi, pensioni) attingendo direttamente a risorse proprie, assieme ad apposite raccolte fondi; questa soluzione alternativa ha permesso di far fronte all’esigenza prevista dall’emergenza sanitaria di “restare a casa” anche per le persone senza dimora, andando a vantaggio sia dei beneficiari che di tutto il territorio regionale. Per non far restare un semplice slogan: “la salute di ciascuno garantisce quella di tutti”;
  • le strutture di accoglienza che hanno sospeso l’attività, anche sollecitate dagli stessi Enti Locali, evidenziano la necessità di far fronte alle nuove richieste e stanno valutando la possibilità e le modalità di ritornare ad operare;
  • le strutture di accoglienza che non si sono fermate, ma che comunque hanno completamente modificato i regolamenti organizzativi interni per poter far fronte ai rischi sanitari (dagli orari di apertura che in tanti casi sono diventati H24, alla capienza dei posti disponibili quasi sempre ridotta, alle modalità di somministrazione dei pasti, ecc), necessitano comunque di un confronto approfondito, al fine di assicurare a volontari, operatori ed ospiti la tutela sanitaria;
  • abbiamo preso visione della Deliberazione della Giunta Regionale n. 564 del 11 maggio 2020 e relativi allegati (A, B, C e D), contenenti le linee guida operative per la prevenzione, gestione, contrasto e controllo dell’emergenza COVID-19 nelle strutture ricettive Alberghiere, Campeggi e Villaggi Turistici, Stabilimenti Balneari e spiagge libere, Altre strutture ricettive (Case rurali, case per ferie, case religiose di ospitalità, rifugi alpini ecc..) non sembrerebbero comprendere del tutto le nostre realtà.

Sintesi delle principali esigenze riscontrate e relative proposte per la riapertura, in sicurezza per operatori, ospiti, volontari:

  • Confronto: la principale esigenza è quella di un confronto, da fare il prima possibile, coordinato a livello regionale, per la definizione di apposite “linee guida minime” per tutte le strutture di prima accoglienza. Linee guida utili sia per le realtà che hanno sospeso l’attività e che, anche sollecitate dagli stessi Enti Locali, evidenziano la volontà di ritornare ad operare, sia per coloro che non si sono fermati, ma che comunque hanno dovuto completamente modificare, come scritto sopra, i regolamenti organizzativi interni . La nostra proposta è dunque di programmare, entro breve, una riunione (naturalmente in via telematica) con uno o più rappresentanti della Regione Marche, gli Ambiti Territoriali interessati e i rappresentanti delle “case di prima accoglienza”, con l’obiettivo di definire queste linee guida minime da garantire per la gestione delle strutture nei prossimi mesi;
  • Centri diurni: poiché gli ospiti durante il giorno non resteranno all’interno delle strutture e conseguentemente non potrà essere verificato il rispetto delle norme per la sicurezza sanitaria, al fine di mitigare questo rischio la nostra proposta è di prevedere dei centri diurni – laddove non presenti – che possano essere anche un “riferimento” per le persone che non saprebbero dove poter sostare quando i centri di accoglienza dove pernottano sono chiusi;
  • Riferimento sanitario: poiché già prima di questa emergenza, per i senza dimora, esistevano oggettive difficoltà per far fronte alle basilari esigenze sanitarie (ad esempio: qual è il medico che possa prescrivere i medicinali necessari o una visita di controllo?) e in queste ultime settimane si sono ovviamente sommate le esigenze di monitoraggio sanitario (che non può essere il pronto soccorso), la nostra proposta è di individuare, assieme alle ASUR o alle strutture che saranno ritenute competenti, un protocollo e un riferimento sanitario (medico) che possa relazionarsi sul territorio con le persone senza dimora e le strutture di accoglienza (al fine di fornire indicazioni utili anche per operatori e volontari);
  • Gestione nuovi ingressi coordinati in sicurezza: poiché presumibilmente alcune persone non troveranno posti disponibili presso le strutture di accoglienza (per effetto sia del blocco di nuovi ingressi sia della necessaria riduzione dei posti disponibili per poter far fronte al rispetto dei protocolli) e poiché altre persone, che vengono da fuori regione, non saranno accolte – per scelta prudenziale delle strutture di accoglienza –, la nostra proposta è di individuare delle strutture (ad es. pensioni/ appartamenti ecc) dove le persone possano effettuare una sorta di “quarantena” prima dell’eventuale ingresso in struttura.

   Rimaniamo in attesa di un cortese riscontro e ringraziamo per l’attenzione.

Data: 28/05/2020

Sottoscrivono il documento:

– Caritas  Civitanova Marche “Casa di Carità Don Lino Ramini”

– “Tenda di Abramo”

– “Casa delle genti” Jesi

– “Un tetto per tutti” Ancona

– “La città della gioia” Pesaro

– “Amici di casa Betania” Fano

– Caritas  Senigallia “Centro di solidarietà L. Palazzolo”

– “Il samaritano” Porto Sant’Elpidio

– “Casa di accoglienza San Benedetto” Fabriano

Il Tempo della Ripartenza

Desidero condividere con la Tenda una riflessione.

In questa delicata fase di ripartenza, si sente crescere la pressione sociale che cerca di ripristinare il tempo e il ritmo esattamente come era vissuto prima della fase di lockdown, se non addirittura in misura maggiore, spinti da una sensazione di slancio, di ripartenza e di ritardo accumulato.  Questo credo stia portando già ad un’ansia che cerca di riempire nuovamente uno spazio, interiore ed esteriore, lasciato vuoto dalla precedente fase di isolamento e stasi sperimentata durante il lockdown, ognuno nella sua individualità.

Personalmente ho vissuto il lockdown come un azzeramento, un reset temporale, in grado di farmi percepire l’affollamento e lo stress che siamo costretti a sopportare per vivere quotidianamente. Abbiamo assaporato un ritmo e una condizione sociale preziosa per il nostro essere. Ora inevitabilmente questa condizione sta cambiando, ma questo momento ci dà l’occasione di valorizzare maggiormente ogni singola azione, soprattutto da un punto di vista qualitativo.

La pressione che si sta creando, invece, come sempre riguarda la quantità, il numero delle cose da fare, e nuovamente si affaccia nella nostra vita l’affanno, non dovuto ad una nostra personale scelta, ma a qualcosa che socialmente sembra imposto o dovuto. Credo che niente abbia senso se fatto senza cercarne una reale consapevolezza. L’imposizione esterna, a volte, fa leva sulla nostra paura di rimanere indietro e di restare soli, quando tutto intorno riprende a girare e a correre. Ciò può spingerci a fare cose per cui non siamo pronti, nelle quali non crediamo veramente.

Questa invece è l’occasione per riprenderci il nostro tempo, un tempo più giusto, più umano e naturale. Fare il giusto passo non coincide con la fretta di farlo, ma coincide con il momento opportuno, dandoci la possibilità di metterci in una condizione di ascolto, in grado di rispettare ogni singola sensibilità, soprattutto quelle più fragili.  

Grazie, Giancarlo

Maggio ci ha portato via un altro grande amico di lunga data. Giancarlo Ripesi se ne è andato e noi lo ringraziamo per il suo sorriso, proprio per come lui “ringraziava” ogni volta che ci veniva a trovare: donarci il suo tempo era il suo modo di mostrare riconoscenza alla vita.

5 Per Mille Alla Tenda

Se sei interessato a destinare il tuo 5×1000 dell’IRPEF al sostegno del servizio alle Persone Senza Dimora offerto dalla nostra associazione, ci sono tre modi diversi di farlo. Puoi:

– compilare un’apposita scheda, se non denunci alcun reddito;

– oppure, se fai il modello 730, compilare anche il modulo 730bis;

– oppure, quando consegnerai il modello UNICO, devi scriverlo nel frontespizio vicino alle informazioni sulla destinazione dell’8 per mille.

Prendi i documenti che ti servono e annota questi dati; occorre:

1. firmare in corrispondenza della dicitura “Sostegno delle organizzazioni non lucrative”

2. scrivere il codice fiscale della Tenda: 93023980423

Chiediamo a tutti di diffondere quanto più possibile l’iniziativa e di fornire a quelli che conosciamo (parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro) il nostro codice fiscale. Se il cittadino non esprime alcuna preferenza, il 5 per mille resterà allo Stato.

Nella sezione documenti/sensibilizzazione del nostro sito www.tendadiabramo.it trovi un volantino che puoi fotocopiare e distribuire a chi vuoi.

Il Consiglio… Dal vivo!

Eccovi alcuni aggiornamenti dopo l’incontro di oggi, che il Consiglio ha effettuato, finalmente, in Via Flaminia 589.

Assieme a noi erano presenti Silvia e Valentina di Medici Senza Frontiere (nelle Marche da due mesi per fornire appositamente assistenza alle strutture di accoglienza della Regione) ed Irene, ingegnere e consulente sulla sicurezza del lavoro, che nelle due ore trascorse assieme ci hanno fornito le prime indicazioni, direttamente in casa, sulle linee guida e attenzioni da adottare per riaprire nella massima sicurezza possibile.

Di seguito la sintesi.

Scenari per la riapertura:

Le nuove modalità di accoglienza che dovranno essere adottate nei prossimi mesi verranno a breve formalizzate ed inviate mezzo mail a tutti i volontari, in una prima versione che recepirà sia il confronto effettuato internamente al Consiglio sia il risultato delle riunioni effettuate con le altre strutture di accoglienza e con Medici Senza Frontiere.

In ogni caso è chiaro che: potremo accogliere molti meno ospiti rispetto ai tredici consueti (si parla di una persona per camera e dunque cinque al massimo); le nuove accoglienze verranno effettuate solo tramite il filtro di Chiara P.; infine dovranno essere prese molteplici precauzioni igienico-sanitarie sia da parte degli ospiti che dei volontari…

Le tappe che proveremmo (condizionale d’obbligo) a percorrere prevedono:

•             Entro primi di giugno: prima definizione delle linee guida (dopo confronto anche con altre associazioni ed enti pubblici) ed invio mail ai volontari della Tenda;

•             Da metà giugno: contatto telefonico con i volontari per conferma e definizione disponibilità; Fine giugno: riallestimento casa, con attenzione a tutte le nuove disposizioni (acquisto del materiale igienico-sanitario necessario);

•             Fra il primo e il 15 luglio: riapertura (con l’ipotesi di restare aperti anche ad agosto).

La riduzione dei posti in Tenda dovrà essere compensata con altre modalità di accoglienza (appartamento / hotel), attraverso i finanziamenti di un bando regionale che vede l’Ambito come capo fila e la Tenda di Abramo e RiBò UDS come enti partner; la Tenda ha poi firmato un contratto di locazione per un appartamento, in centro a Falconara, a canone di notevole favore, per alcuni mesi estivi.

Tornare a casa

In Tenda l’ultima volta ero entrato il 5 marzo. L’emergenza Covid stava inesorabilmente esplodendo, da lì a poco la struttura avrebbe chiuso la sua porta, ma grazie al contributo di tanti la nostra attività nel tempo è in qualche modo proseguita.          Oggi ho di nuovo assaporato l’emozione dell’ingresso di via Flaminia 589, provando di nuovo il piacere delle piccole cose, dall’autoprodurmi la ricevuta cartacea a fronte del pagamento della quota sociale all’innaffiamento delle piante del giardino, dal liberare alcuni letti dalle lenzuola sporche  al ritiro della posta. E che dire delle finestre aperte e della luce del sole di nuovo ad accarezzare le stanze…

La Tenda è chiusa, ma il nostro cuore, ognuno a proprio modo ed in solitudine, è aperto. Forse  tra un po’ torneremo insieme…

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